Jennette McCurdy: Quando la nostalgia fa male (e perché il suo "Vaso di Pandora" ci ha salvati)
Guardate bene la foto che ho caricato oggi. Siamo nel 2013, sul set di Sam & Cat. Due ragazze bellissime, all’apice del successo mondiale, icone di una generazione che le guardava con ammirazione e, forse, un pizzico di invidia. Eppure, oggi, quello scatto non mi trasmette più la solita spensierata nostalgia. Mi trasmette un senso di pesantezza, quasi di colpa collettiva.
Perché oggi sappiamo la verità. E la verità è racchiusa in un libro che ho letteralmente divorato e che non smetterò mai di consigliare: "I'm Glad My Mom Died" (Sono contenta che mia madre sia morta).
La maschera di Sam Puckett
In quegli anni, Jennette McCurdy interpretava il personaggio "duro", quella che mangiava alette di pollo e non aveva paura di niente. Ma dietro le quinte, la realtà era un incubo silenzioso. Mentre noi ridevamo alle sue battute:
Lottava contro disturbi alimentari feroci, spesso incoraggiati da chi avrebbe dovuto proteggerla.
Subiva la manipolazione psicologica e l'abuso di una madre che vedeva in lei solo un bancomat e una proiezione dei propri fallimenti.
Viveva una profonda dissociazione tra la ragazza felice dei poster e l'adolescente distrutta che voleva solo scappare da tutto quello.
In quella foto, Jennette sta vivendo quella che lei stessa definisce una delle sue "ere più tristi". Ed è straziante pensare che mentre il mondo la amava, lei stava imparando a odiare se stessa.
Un libro che rompe ogni tabù
L'opinione generale su questo libro è unanime, e io non posso che accodarmi: è un capolavoro di onestà brutale. Jennette non cerca pietà; cerca di riprendersi la sua voce.
"Molti pensano che il perdono sia l'unico modo per guarire. Jennette ci sbatte in faccia una realtà diversa: a volte, la guarigione passa attraverso il riconoscimento che chi ti ha dato la vita è stata anche la persona che te l'ha rovinata."
Ciò che ammiro di più in lei è la sua bellezza interiore. Ha avuto il coraggio di scoperchiare il suo personale "Vaso di Pandora", affrontando i traumi legati alla sua carriera e alla sua famiglia, per uscirne finalmente libera. È una donna straordinaria, dotata di un'intelligenza e di un sarcasmo che rendono la sua scrittura magnetica.
Lei meritava di meglio (e noi con lei)
Jennette meritava un'infanzia normale. Meritava di non dover pesare ogni singolo grammo di cibo a 11 anni. Meritava di essere felice mentre girava quelle scene che noi tanto amavamo.
Ma c'è una nota di speranza: leggendo i commenti e le recensioni di migliaia di lettori in tutto il mondo, emerge una solidarietà incredibile. La sua storia ha dato coraggio a tantissime persone che hanno vissuto dinamiche familiari tossiche, dimostrando che si può uscire dal buio.
In conclusione
Se cercate una lettura che vi scuota, che vi faccia riflettere sul prezzo della fama e sull'importanza della salute mentale, recuperate il libro di Jennette McCurdy. È un inno alla resilienza.
Jennette è bellissima, in quella foto del 2013 e ancora di più oggi, perché oggi è finalmente se stessa.
Voi avete letto il libro? Cosa ne pensate di questo contrasto tra l'immagine pubblica di quegli anni e la realtà che abbiamo scoperto dopo? Parliamone nei commenti.

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